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07.08.2018

Mega colata
di fango Notte
di paura a Sonico

Molti   tombini sono esplosiI cumuli di rifiuti sparsi sulle strade dopo il violento temporale L’allarme  anti-alluvione I 70 millimetri di pioggia  caduti in pochi minuti hanno fatto scattare il massimo stato di allerta a Rino La zona transennata nel punto più vulnerabile  dello smottamento
Molti tombini sono esplosiI cumuli di rifiuti sparsi sulle strade dopo il violento temporale L’allarme anti-alluvione I 70 millimetri di pioggia caduti in pochi minuti hanno fatto scattare il massimo stato di allerta a Rino La zona transennata nel punto più vulnerabile dello smottamento

La Val Rabbia di Sonico torna a far paura. A distanza di sei anni dalle devastanti colate che cancellarono il ponte di Rino e tagliarono in due la statale del Tonale, nella tarda serata di domenica nella frazione è riecheggiato a lungo il lugubre suono della sirena installata sul tetto delle ex elementari: il segnale che ha avvertito la popolazione che, dopo il violentissimo temporale abbattutosi attorno alle 23 in Galinera e Bompiano (le fonti di tutti i guai recenti di questo piccolo borgo), quasi settanta millimetri di pioggia in pochi minuti, il sistema di monitoraggio in quota segnalava il superamento della terza soglia di rischio.

COME PREVISTO dal piano di emergenza, al sindaco non è restato altro da fare che ordinare l’immediata evacuazione di oltre 130 residenti e la chiusura precauzionale della statale all’altezza della località Tre Archi. Poco dopo mezzanotte si sono succedute alcune ondate di fango e detriti che hanno fatto temere il peggio. Si temeva in particolare che malgrado le imponenti opere realizzate negli ultimi anni, sia a monte che a valle dell’abitato, dall’alto precipitasse un’altra enorme quantità di materiale. Furono circa 400mila i metri cubi disseminati lungo l’asta del torrente e il fiume Oglio nel 2012. Fortunatamente stavolta, secondo le prime sommarie stime del geologo, la quantità di melma, sassi e alberi franati sarebbe di alcune decine di migliaia di metri cubi (almeno diecimila dei quali trattenuti dalla briglia posta cinquecento metri sopra il paesino). Durante la notte non si sono verificate altre colate e all’alba l’allarme è rientrato. «Abbiamo sorvolato l’area dalla quale si è staccata la frana - spiega Gian Battista Pasquini appena sceso dall’elicottero di Elitellina inviato dalla Regione ben prima delle 6 - La situazione al momento non è preoccupante. Ci preoccupano invece le condizioni meteo previste per i prossimi giorni. Nuove intense precipitazioni potrebbero innescare altri dissesti e far scattare un nuovo allarme».

SUL POSTO numerose squadre di vigili del fuoco (Edolo, Vezza, Ponte e Darfo) e del locale gruppo della Protezione civile che immediatamente si sono attivate insieme agli amministratori e ai carabinieri di Edolo per dar corso all’ordinanza di evacuazione. La maggior parte degli sfollati ha raggiunto la frazione di Garda a bordo di pulmini messi a disposizione dal Comune, altri (come prevede il piano) sono stati accolti allo spazio feste del capoluogo. Ci sono stati anche un paio di cittadini duri d’orecchio che hanno pacificamente dormito nei loro letti: «Mi sono coricato alle 22.30 - ammette candidamente uno dei due - e non ho sentito la sirena. Ho saputo solo stamattina cosa era successo...». Tutti gli sfollati hanno potuto far ritorno a casa alle otto di ieri, quando il primo cittadino ha dichiarato che l’emergenza era terminata. Un’ora prima era stato dato il via libera ai veicoli sull’arteria di fondovalle. I disagi in questo caso sono stati minimi perché le poche auto in circolazione nelle ore notturne sono state deviate sul collegamento montano Malonno-Fletta-Edolo, sistemato dalla Comunità Montana tre anni fa proprio per poter sopperire a eventuali blocchi della statale. Domenica sera tutto è quindi filato liscio. I cittadini e le autorità hanno compreso che il complesso sistema di monitoraggio e allertamento (stazioni di rilevamento sui fronti a rischio, sirena in centro al paese e semafori sulle due sponde del torrente in prossimità del ponte) ha funzionato egregiamente e ha dimostrato la sua grande utilità. «Siamo riusciti a evacuare senza problemi gli abitanti a rischio molto prima che arrivasse la prima colata. Siamo dotati in apparecchiature eccellenti - conclude Pasquini - in grado di garantire la sicurezza a tutti». Anche Fausto Pedrotti della Protezione civile di Brescia rimarca la bontà del sistema di allertamento: «Ha funzionato a meraviglia. L’avevamo sottoposto a diversi test, ma è la prima volta che dimostra tutta la sua efficacia». Il maltempo di domenica sera ha provocato smottamenti e danni anche in altre zone vicine. A Saviore dell’Adamello due frane si sono abbattute sulla strada che conduce a Fabrezza. La prima nell’area di Aluf, valutata in circa 700 metri cubi, la seconda di dimensioni più ridotte al Valù. Isolati i rifugi Stella Alpina (18 ospiti) e Prudenzini sulla via che porta all’Adamello. I vigili del fuoco di Breno insieme al sindaco Matteo Tonsi hanno effettuato un’ispezione notturna per accertare che nessun veicolo fosse rimasto sepolto dal materiale. Ieri mattina un funzionario dello Ster ha effettuato un sopralluogo: nelle prossime ore deciderà gli interventi da attuare. Priorità ovviamente allo sgombero dei massi per «liberare» gli ospiti dei due rifugi. A Incudine l’acquazzone ha trasportato melma e detriti su alcune strade interne e fatto letteralmente saltare un paio di pozzetti sul marciapiedi a fianco della statale. Un fulmine alle 23 ha mandato in fumo un trasformatore dell’Enel vicino all’isola ecologica di Edolo: un paio di minuti prima all’area mercatale coperta, distante meno di cento metri, si era concluso Lignum Summer Art.

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Lino Febbrari
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