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19.01.2020

Mille firme per salvare la natura e la storia

Una veduta estiva, alghe comprese, del laghetto del Rondeneto
Una veduta estiva, alghe comprese, del laghetto del Rondeneto

Un laghetto alpino che sarebbe una perla blu nel verde dei pascoli e un tracciato tra i boschi che rappresenta un pezzo di storia: entrambi rientrano nel patrimonio di Gianico, e per entrambi è stata lanciata una mobilitazione con l’obiettivo del recupero. Si tratta del lago di Rondeneto e dello «Stradone dei tedeschi», al centro di una petizione popolare lanciata per chiedere interventi a diversi livelli istituzionali per la loro salvaguardia; una raccolta di firme che ha ormai raggiunto quota mille. A giorni sarà consegnata in municipio dal ricercatore e storico locale Franco Comella, che da appassionato frequentatore della montagna e difensore del patrimonio del paese, materiale o immateriale che sia, si è dato da fare per sollecitare un doppio intervento istituzionale. Il laghetto si trova a quota 1.700 sui monti di Gianico, e nella stagione calda viene invaso dalle alghe, così che ogni anno la parte libera va progressivamente riducendosi. Rimuovere la vegetazione diventa necessario se si vuole salvaguardare questo specchio d’acqua meta di suggestive escursioni nel cuore del comparto Montecampione/Foresta regionale della Valgrigna. Il problema non è di oggi. Fin dal 2006 sono stati fatti alcuni tentativi di pulizia, prima col dragaggio e poi con l’immissione di carpe fitofaghe, ma non è servito a molto. Ora si è al punto di partenza. Il Rondeneto è ai piedi del conoide di deiezione della malga Paglia, e quindi soggetto a un continuo riempimento per il ruscellare delle acque e per la caduta di detriti. Avrebbe insomma bisogno di pulizie periodiche, ed è quanto si intende sollecitare con la petizione popolare. Sempre a proposito di recupero e valorizzazione, nell’appello lanciato al Comune c’è anche il tracciato militare conosciuto come «Stradone dei tedeschi», che collegava Fucine di Darfo con Piazze di Artogne. Un manufatto quasi tutto su terreno comunale realizzato a mezza costa nella Seconda guerra mondiale, che soprattutto nel primo tratto è ormai impraticabile. In alcuni punti si sono conservati artistici muri a secco che in pochi oggi saprebbero realizzare. CIÒ CHE SI CHIEDE è il ripristino del tracciato, magari facendone un percorso didattico dotato di cartellonistica. «È tutto contenuto in una petizione spontanea senza etichette né fini strumentali - precisa Comella -, lanciata semplicemente con il desiderio di restituire al godimento di tutti questi due beni ambientali di non poco conto». E il fatto che a firmare non siano stati solamente i gianichesi, ma anche gente di Artogne, Darfo Boario e delle frazioni di Fucine e Piazze, conferma che l’interesse è vivo. L’appello è lanciato. Ora la palla passa agli uffici competenti e a primavera si vedrà se le numerose firme raccolte saranno servite a sollecitare finanziamenti pubblici o se magari avranno stimolato la disponibilità del volontariato. •

Domenico Benzoni
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