Uno «scrigno» per custodire i tesori della tradizione camuna

L’ex asilo di Monno è stato riconvertito a fini culturali per custodire e valorizzare le tradizioni della montagnaL’inaugurazione del Cà Mon di Monno realizzato con uno  stanziamento della Fondazione Cariplo
L’ex asilo di Monno è stato riconvertito a fini culturali per custodire e valorizzare le tradizioni della montagnaL’inaugurazione del Cà Mon di Monno realizzato con uno stanziamento della Fondazione Cariplo
L’ex asilo di Monno è stato riconvertito a fini culturali per custodire e valorizzare le tradizioni della montagnaL’inaugurazione del Cà Mon di Monno realizzato con uno  stanziamento della Fondazione Cariplo
L’ex asilo di Monno è stato riconvertito a fini culturali per custodire e valorizzare le tradizioni della montagnaL’inaugurazione del Cà Mon di Monno realizzato con uno stanziamento della Fondazione Cariplo

Il sogno è diventato realtà. È stato inaugurato ufficialmente il Cà Mon, il centro di comunità per l’arte e l’artigianato ricavato riqualificando sapientemente le strutture dell’ex asilo di Monno. Oltre che a essere il luogo dove custodire e valorizzare la cultura, i saperi e le tradizioni del paese, il polo si candida a diventare un punto di riferimento per tutta la Valcamonica e una residenza internazionale per artisti e artigiani che intendano conoscere gli antichi e nuovi usi della montagna. «Il nostra territorio ha grandissime tradizioni – osserva l’assessore alla Cultura della Comunità montana, Attilio Cristini - , e questi percorsi di recupero del nostro passato sono gli aspetti più importanti per poter costruire un’identità che ci consenta di programmare anche il futuro e di diventare una valle sempre più attrattiva. Da questo punto di vista, Monno è un vero proprio laboratorio destinato a diventare un modello esportabile in altri contesti». La seconda vita dell’ex asilo costruito nel 1928, gestito dalle Madri Canossiane fino al 2007 e acquisito dal Comune l’anno successivo, è stata resa possibile grazie al sostanzioso contributo di Fondazione Cariplo che in due tranche ha erogato complessivamente 430 mila euro. Il Comune ha contribuito con 50 mila euro. «È un progetto promosso dall’esecutivo che ci ha preceduto – spiega il sindaco Romano Caldinelli -, che abbiamo condiviso, e siamo contenti che appena dopo due anni possiamo mettere questa struttura a disposizione della comunità». A Stefano Boccalini, già protagonista di innumerevoli progetti a Monno, è stato affdato l’incarico di direttore artistico di Cà Mon e avrà difficile compito di elaborare il programma culturale e coordinarne le attività. «Un sogno che finalmente si è avverato – premette l’artista milanese ormai da anni di casa in alta valle -. Siamo fortunati perché questo paesino è ricchissimo quanto a capacità manuali dei suoi abitanti, si pensi per esempio ai “pezzotti”, tappeti ottenuti con tessuto di scarto, all’intreccio dei cestini e delle gerle o alle sculture in legno. Una ricchezza di arte e di artigianato che cercheremo di restituire al maggior numero di persone possibile, partendo da questo centro che sarà aperto soprattutto a tutti i giovani della valle». Tra i protagonisti del progetto c’è anche la cooperativa sociale Il Cardo di Edolo. «Abbiamo accettato di aderire a questa iniziativa perché siamo una coop che lavora anche su questo territorio e abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con la popolazione – osserva il direttore della cooperativa Marco Milzani -, però devo dire che due anni fa non ci credevamo fino in fondo. Piano piano, invece, facendo anche delle attività all’esterno con la gente del posto, abbiamo capito immediatamente che la popolazione era molto unita e che quindi forse si poteva davvero concretizzare questo progetto strategico». Cà Mon ora può iniziare il suo percorso, ma per evitare che non diventi l’ennesima scatola vuota della valle, avrà bisogno di aiuto da parte di tutti. Perché è impensabile che un piccolo comune come Monno (meno di seicento residenti), riuscirà a gestire con le sole proprie forze questo luogo di aggregazione, formazione e scambio di esperienze intellettuali e manuali.•.

Lino Febbrari

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