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27.03.2020

Accelerazione sul
depuratore. Il
ministero convoca
il Tavolo

Una manifestazione di protesta a Gavardo contro il depuratore
Una manifestazione di protesta a Gavardo contro il depuratore

Alessandro Gatta L’emergenza Coronavirus non ferma il progetto del nuovo depuratore del Garda: a pochi giorni dal nuovo affondo dei comitati, che ha chiesto alle istituzioni veronesi di ufficializzare lo stop all’iter progettuale per l’altra sponda del lago, sono il Ministero e la Regione a spiazzare tutti, di fatto annunciando la riconvocazione del tavolo tecnico che ai primi del mese era stato rimandato a data da destinarsi, proprio per l’evolversi dell’emergenza sanitaria. È DI IERI la notizia della lettera arrivata a protocollo negli oltre 20 municipi del fronte del Chiese, tutti i Comuni che dalla Bassa alla Valsabbia al Mantovano si oppongono all’ipotesi dei due impianti di Gavardo e Montichiari: «La Regione - si legge nella missiva del Ministero dell’Ambiente - ha richiesto una celere convocazione del tavolo tecnico, ritenendo compatibile lo svolgimento dell’incontro in videoconferenza con la gestione complessiva della situazione di emergenza. Dal momento che la stessa Regione segnala che rientra nelle competenze dell’Ato di Brescia procedere con l’avvio formale del procedimento di valutazione e approvazione del progetto di fattibilità, si chiede ai sindaci di designare i propri rappresentanti tecnici, al fine di fissare una data per la riunione del tavolo, in mancanza della quale non sarà possibile procrastinare ulteriormente l’iter». Uno schiaffo per i sindaci, che già avevano chiesto (e ottenuto) il rinvio della prima teleconferenza viste le difficoltà legate al diffondersi del Covid-19. «Siamo indignati- spiega il sindaco di Muscoline Giovanni Benedetti - perché questa lettera è come una pugnalata, in un momento in cui tutti noi abbiamo la testa e il cuore impegnati ad aiutare la nostra popolazione. In questi giorni dobbiamo pensare a ben altro». Si definiscono «senza parole» anche i comitati ambientalisti: «Siamo sconcertati - fa sapere Filippo Grumi, presidente del comitato Gaia di Gavardo - ma dopo questo ancora più determinati a opporci e a bloccare il progetto. Eravamo pronti allora e siamo pronti adesso per partecipare al tavolo, ma qualcuno dovrà spiegare ai cittadini bresciani e lombardi il perché di tutta questa fretta. Vogliamo sapere chi in Regione, in un momento così tragico, si prenderà la responsabilità di aver trovato tempo per chiedere al Ministero una cosa che non ha nessuna urgenza». Solo pochi giorni fa il collettivo dei comitati aveva chiesto che venisse sospeso anche l’iter per la sponda veronese: da Verona fanno sapere che al momento è tutto fermo per via del decreto Cura Italia, che la scadenza per presentare le osservazioni è prorogata all’11 maggio, e che permane la volontà di approvare il progetto definitivo entro il 31. «Proprio in un momento in cui la Regione Lombardia si trova in estrema difficoltà per l’emergenza Coronavirus, non si spiega davvero tutta questa fretta di convocare il tavolo - sottolinea Marco Apostoli, consigliere provinciale della lista Provincia Bene Comune -. C’è qualcosa che non torna: le priorità al momento devono essere altre. È strano che l’assessore al Territorio e alla Protezione civile, che poi è la stessa persona, in questo momento abbia tempo di pensare al depuratore del Garda. Dovrebbe essere impegnato su altri fronti». Senza contare, incalza Apostoli, «che la Regione ha sempre detto di non avere competenza in materia. Velocizzare l’iter ha un chiaro fine politico: è tempo che la Lega esca dall’ambiguità e dichiari che vuole a tutti i costi i depuratori a Gavardo e Montichiari. Ma soprattutto, è tempo che vada a spiegarlo ai sindaci del territorio». •

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