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28.10.2020 Tags: Vestone

Il virus e i
decreti hanno
ucciso le emozioni

La biglietteria dell’unico cinema pubblico della Valsabbia resterà desolatamente vuota L’ingresso della sala attrezzata per il distanziamento
La biglietteria dell’unico cinema pubblico della Valsabbia resterà desolatamente vuota L’ingresso della sala attrezzata per il distanziamento

Sicuramente non sarà l’unico in giro per l’Italia, ma questa è solo una magrissima consolazione a fronte della fine di una bella avventura: la chiusura, a Vestone, dell’unico cinema pubblico della Valsabbia. Nicola Cargnoni non ce l’ha fatta a salvare l’unica sala comunale del territorio ancora funzionante. A far chiudere per sempre l’unico locale che ancora ospitava la settima arte sono stati il coronavirus e l’ultimo decreto governativo che è tornato a chiudere temporaneamente anche questi spazi. Cargnoni, che stava gestendo con mille difficoltà l’attività fin dalla sua riapertura qualche anno fa, dopo anni di totale abbandono, e che aveva rilanciato a settembre dopo il disastro del lockdown, si è arreso lanciando un messaggio sui social: «Torno a disturbarvi perché come sapete in questi giorni purtroppo gli eventi seguono veloci. Da domani saremo soltanto bestie da soma che devono alzarsi la mattina, andare al lavoro e poi tornare a casa. Di nuovo. Come al tempo del lockdown. Il resto è “inutile”». «Per sopperire al disastro in cui versa la nostra sanità si distruggono la socialità e il futuro di intere generazioni. E se a febbraio/marzo avevo accolto la decisione come necessaria per la salute di tutti - prosegue con amarezza - oggi fatico ad accettarla. In questo modo tutti paghiamo per l’inadeguatezza e l’impreparazione di pochi. C’è poi un problema di natura etica: abbiamo speso soldi per mettere a norma tutto. Ma questa nuova chiusura implica che quei soldi siano stati buttati». «DETTO QUESTO - conclude - il cinema di Vestone chiude definitivamente. Se anche dovesse esserci un’ipotesi di riapertura, io non ho alcuna intenzione di farlo. Non a novembre, a dicembre o a gennaio. Forse in primavera, ma forse no. Con la stagione prossima (settembre 2021) si vedrà. E a costo di essere inelegante dico che mi spiace per tutti quelli che ci hanno sempre supportato. Spesso, nei momenti duri dicevo a me stesso “Lo faccio per chi c’è sempre stato”. Per loro mi spiace, ma non bastano più per motivarmi abbastanza. Lo dico sinceramente: mi aspettavo una risposta diversa dalla comunità nell’ultimo mese. Chi ad agosto mi diceva di tenere duro, di riaprire, non s’è mai fatto vedere. Importa a ben pochi se la nostra realtà continua a esistere». •

Massimo Pasinetti
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