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21.10.2020

La Lac e il caso di Casto «Controlli troppo invasivi? È solo disinformazione»

Un appostamento di caccia
Un appostamento di caccia

Difficilmente una campagna per la repressione del bracconaggio nel Bresciano va in porto senza «incidenti» veri o presunti. È successo più volte negli anni, e nelle ultime ore, un’operazione «movimentata» eseguita dai carabinieri forestali del Soarda sul territorio di Casto ha offerto lo spunto per nuove polemiche sull’operato delle forze di polizia ambientale. Tutto è partito dalla denuncia presentata dal cacciatore protagonista, perseguito per resistenza anche dai militari, seguita dai commenti negativi di un esponente di Fratelli d’Italia in consiglio regionale nei confronti del lavoro dell’Arma. Nella polemica si inserisce anche la Lega per l’abolizione della caccia, affermando che «in questo Paese certi scenari non cambiano mai: ogni volta che qualcuno cerca semplicemente di far rispettare la legge c’è chi improvvisa una sceneggiata napoletana, anche se sullo sfondo delle montagne del Nord, mentre altri si scatenano gridando allo scandalo». «È appena successo, ed è l’ennesima volta - prosegue la Lac commentando l’episodio di Casto - in seguito a una verifica perfettamente legale e crediamo motivata effettuata nei giorni scorsi dai carabinieri forestali del Soarda in alta Valsabbia. Un capannista evidentemente convinto di trovarsi in una zona franca si è prima opposto al controllo del suo appostamento, e poi ha teatralizzato la sua protesta fingendo di cadere in seguito a un’aggressione dei militari, che lo hanno invece soccorso cercando di calmarlo, e mettendosi a gridare chiedendo aiuto». C’è un filmato già quasi virale che immortala la scena, e la Lac lo ribadisce ricordando che «è tutto documentato da un video poi finito nel web girato da una telecamera installata nell’appostamento dallo stesso cacciatore, il quale stando alle indiscrezioni stava usando richiami vivi illegali che aveva appena nascosto. Eppure, da certa stampa a certa politica, c’è chi ancora una volta ha parlato di controlli violenti e al di fuori dalla legge, mentre la verità, purtroppo, è un’altra». SECONDO l’associazione, «in queste settimane l’attività antibracconaggio portata avanti dai corpi istituzionali dello Stato nel Bresciano, con forze comunque limitate rispetto a un fenomeno sempre fuori controllo, sta causando ancora una volta l’accumularsi di decine di denunce per illegalità venatorie di ogni genere. E come risposta, una certa e ampia parte politica, quella che governa la Regione, sta rinnovando la propria decennale attività di disinformazione per difendere una minoranza indifendibile ma ben rappresentata al Pirellone». © RIPRODUZIONE RISERVATA

P.BAL.
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