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20.11.2019

La sublacuale
ritornerà sotto la
lente degli esperti

Il  vicepresidente della Provincia Guido Galperti e il numero uno del Broletto Samuele Alghisi
Il vicepresidente della Provincia Guido Galperti e il numero uno del Broletto Samuele Alghisi

Qual è la reale condizione della condotta sublacuale del Garda? Quanto può durare? L’emergenza è reale? Sono le domande che il presidente della Provincia Samuele Alghisi «girerà» ad Ato e Acque Bresciane per ottenere «un approfondimento che porti a risposte certe e documentate attraverso il parere di un tecnico qualificato». Perché «se la tenuta della condotta può essere garantita per altri trent’anni, c’è tutto il tempo per fermarsi e pensare ad un progetto o a una destinazione diversa, ma se invece il rischio è reale, il problema va risolto urgentemente».


ALGHISI, RISPONDENDO alle critiche piovute sulla Provincia in seguito alla bocciatura della mozione presentata dal consigliere Marco Apostoli in cui si chiedeva uno studio alternativo al progetto Gavardo, sottolinea che «nessuno ha sposato la soluzione del depuratore del Garda sul Chiese, ma c’è l’esigenza e la preoccupazione di portare avanti un progetto che limiti il rischio ambientale di una rottura della conduttura in fondo al lago». Se l’emergenza per la sublacuale non c’è più, «che qualcuno lo dica in modo chiaro. Ci sono progetti alternativi? Che vengano fuori - sollecita Alghisi -. La Provincia non ha competenza diretta sulla progettazione del depuratore, non può facilitare, proporre o cassare un progetto». Quanto alla «frattura» generata dal voto in aula, Alghisi è chiaro: «Non si poteva votare un documento che impegnava la Provincia a varare un progetto o ad intervenire su un’agenzia indipendente come l’Ato - il cui board è tra l’altro già scaduto - per produrre uno studio diverso da quello attuale, peraltro già validato dall’Università di Brescia. Un’occasione persa, l’ha definita qualcuno. Ma l’occasione persa non è quella della maggioranza che non ha saputo ascoltare il territorio, bensì della politica che non è stata in grado di fare un ragionamento più ampio, coltivando solo i propri orticelli di consenso». «La mozione - sottolinea il vicepresidente Guido Galperti - è stata bocciata perché avremmo sconfessato il lavoro svolto finora. Ciò non toglie che siamo disponibili a valutare alternative». Ma chi deve proporle? «La Regione dice di non avere titolo - spiega Galperti -: mesi fa aveva istituito un Tavolo tecnico che si è riunito due volte e poi non se n’è più saputo nulla. Oggi l’assessore dice che la scelta di Gavardo “risolve la situazione”, ma non sta a lui dire se è migliore rispetto ad un’altra. Non ci vorrebbe molto a far verificare lo studio presentato da Acque Bresciane alla Bocconi o al Politecnico».


IL PROFESSOR GIORGIO Bertanza alla Consulta per l’ambiente ha spiegato che nel Garda non si può più scaricare, che ci vogliono 26 anni perché il lago si rigeneri completamente, che ci sono concentrazioni di fosforo insostenibili. «Chi non è d’accordo con questa tesi deve presentare delle controproposte che abbiano lo stesso valore scientifico - aggiunge il vicepresidente della Provincia Guido Galperti -. Non è un dogma di fede fare il depuratore a Gavardo. Se il progetto è sbagliato, meglio correggerlo adesso che perseverare nell’errore. Ma tutte le alternative devono avere la stessa autorevolezza dello studio dell’Università. Il resto sono chiacchiere e tatticismi politici».


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Cinzia Reboni
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