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11.06.2019

Lavoro in chiaroscuro L’occupazione non manca ma pesa l’invecchiamento

Valerio Corradi durante il suo intervento in Valsabbia
Valerio Corradi durante il suo intervento in Valsabbia

L’occupazione e i servizi per il lavoro? I dati della Valsabbia a cavallo tra 2018 e 2019 mostrano una realtà in chiaroscuro. La sintesi emerge dalla ricerca presentata dall’equipe guidata da Valerio Corradi, del laboratorio di Ricerca e Intervento sociale dell’Università cattolica di Brescia: un lavoro che aveva l’obiettivo di creare le basi di una «Rete del lavoro», di promuovere una lettura d’insieme del mercato dell’occupazione in Valsabbia e delle dinamiche che lo stanno interessando, di quantificare la disoccupazione soffermandosi sulle criticità emergenti e, infine, di aprire la strada a un monitoraggio periodico. Il quadro attuale? «Nel tempo la popolazione della Valsabbia è rimasta la stessa, ma sul dato generale - spiega Corradi - pesano invecchiamento e difficile ricambio generazionale: oggi ci sono 172 anziani over 65 ogni 100 giovani al di sotto dei 14 anni, mentre l’indice di ricambio della popolazione attiva dice che su 120 persone di 60-64 anni che stanno andando in pensione si contano solo 100 giovani tra i 15 e i 19 anni pronti a entrare nel mondo del lavoro». Negli anni le imprese valsabbine sono passate dalle 6.815 nel 2009 alle 6.240 nel 2018 (un calo dell’8,4%), mentre gli addetti, che nel 2009 erano 23.031, nel 2018 sono diventati 24.090 (oltre il 4% in più). I SETTORI produttivi in calo sono l’agricolo, il manifatturiero e quello delle costruzioni (tra il 17 e il 22%), quelli che crescono sono ricettività alberghiera e ristorazione (+10%), l’immobiliare (8,5), la sanità e l’assistenza sociale (43,5) e le attività professionali scientifiche e tecniche (23,9%); «ma è nella manifattura che lavora un addetto su 2, in particolare nella metallurgia». E la disoccupazione? «In Valsabbia è a quota 6,5%, mentre in Italia è all’11,2%. Un segnale positivo - ha sottolineato Corradi -; ma senza dimenticare che questa forza lavoro non produttiva è comunque una parte importante della gente valsabbina, e neppure i dati che affermano che in determinati settori mancano i lavoratori, che c’è un grande bisogno di formazione e neppure l’alto tasso di dispersione scolastica. Serve quindi una rete locale per il lavoro, euna comune strategia formativa che soddisfi le richieste del territorio».

M.PAS.
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