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08.12.2019 Tags: Valsabbia

Levrange ricorda il paese cancellato

Uno degli edifici della vecchia Levrange rimasti ancora in piedi
Uno degli edifici della vecchia Levrange rimasti ancora in piedi

Sono trascorsi 60 anni da una frana che cambiò per sempre l’aspetto di un pezzo di Valsabbia: per effetto del dissesto Levrange di Pertica Bassa fu abbandonata e ricostruita a breve distanza, e per questo oggi esistono un paese vecchio sostanzialmente disabitato e uno nuovo. Tutto accadde l’8 dicembre del 1959, quando dopo pochi giorni di piogge continue la frazione fu quasi sbriciolata, non in un colpo solo ma lentamente. I 330 abitanti di allora dovettero essere tutti sgomberati, nonostante le forti resistenze di qualcuno, su ordinanza dell’allora sindaco Giacomo Bonomi. Oggi la popolazione di Levrange, molto ridotta a causa dei tanti emigrati, soprattutto all’estero, spinti dalla necessità di trovare un lavoro, vive nelle nuove abitazioni, mentre la maggior parte delle vecchie case non esiste più. Solo pochi edifici e la chiesa restano in piedi a ricordare quello che accadde 60 anni fa, e memoria di un borgo che non c’è più. Nella ricorrenza di quel dramma, oggi il ricordo rivivrà, indelebile ma sempre più timido. Perché sono sempre meno i testimoni di allora. Li guida Primo Zambelli, già reduce di Russia, classe 1922 che, oggi vicino al secolo di vita, allora aveva 37 anni: «Quel giorno tutto iniziò col crollo della prima casa, quella dei Coapir - racconta -. Ma già da qualche giorno in paese le porte non si chiudevano più, i muri si stringevano pian piano, i fili della corrente si strappavano, i tubi dell’acqua si rompevano e le case si muovevano». IL RICORDO partirà dalla chiesa parrocchiale di San Rocco (non quella, danneggiata, al centro del paese vecchio) con «Levrange, pioveva...», musiche e letture introdotte dallo storico Alfredo Bonomi, fratello dell’ex sindaco Giacomo e anch’egli a lungo sindaco di Pertica Bassa. Sul palco Daniel Trombini (voce, chitarra, bouzouki) e Simone Mor (chitarra, cori, armonie, flauti), con letture sulla frana di Margherita Mensi e Cristian Amolini. Al termine un rinfresco in oratorio. •

M.PAS.
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