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27.10.2020

Retaggi veneziani, Alone custodisce un tesoro

Il bellissimo leone marciano di Alone di Casto
Il bellissimo leone marciano di Alone di Casto

Borgo suggestivo e sperduto tra le colline in cui il silenzio e la pace non mancano di certo, Alone di Casto custodisce ma mette anche in mostra un piccolo tesoro artistico retaggio di un lungo dominio, quello veneziano, vissuto per oltre 4 secoli e ricordato quasi con nostalgia da non poche persone. Nel piccolo paese del Savallo, a ricevere i visitatori sulla facciata di un antico edificio che in passato è stata Casa della Comunità c’è un leone marciano che, come rivela la data, è stato dipinto nel 1619 sullo stipite interno dell’antico ingresso del borgo del ’400. Un edificio a lungo dimenticato e poi restaurato nel 1996, insieme agli affreschi del leone e della giustizia, da Alberto Rizzi, un veneziano che ha cercato ovunque i simboli di San Marco e della Serenissima nel vasto territorio dominato per secoli e fino al 1797. Il restauro del grande dipinto che celebra l’evangelista e la Repubblica lagunare è stato conservativo e ricostruttivo: «Il leone è rivolto a sinistra, ha una grande ala, una lunga coda e la zampa alzata a reggere un grande libro aperto sul quale nella pagina di destra campeggia la solita scritta “Pax Tibi Marce Evangelista Mevs”. È riportata appunto nella seconda pagina, e per questo distingue il dipinto di Alone dagli altri; così come gli occhi umani: più quelli di un vecchio rugoso che dell’animale africano». L’opera salvata dal «cacciatore di leoni» Alberto Rizzi regge anche una spada corta e triangolare, simbolo della giustizia. RIZZI nasce a Venezia nel 1941 da padre veneziano e madre armena esule da Costantinopoli. Dopo la laurea in Lettere a Padova, nel 1968 guida per l’Unesco un’équipe italo/olandese per censire i beni artistici di Venezia. L’anno dopo è direttore dell’Accademia dei Concordi di Rovigo; poi approda nelle Sovrintendenze di Bologna, Venezia e Trieste. Negli anni ’76 e ’77 dirige i restauri degli affreschi colpiti dal sisma in Friuli nel 1976. Nel 1978 è a Venezia, direttore della Sovrintendenza; poi passa al ministero degli Esteri per diventare attaché culturale a Varsavia dal 1981 al 1987. Sono i tempi di Jaruzelski, ed è creduto una spia perché parla ben 5 lingue slave. AL SUO RIENTRO in Italia divide il suo tempo tra Venezia e Alone, nell’antica casa affrescata, e finora ha scritto oltre 200 pubblicazioni scientifiche, tra cui la grande opera in due volumi «I leoni di San Marco», che descrive oltre novemila «felini alati» catalogati. •

M.PAS.
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