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12.07.2019

Territorio sfregiato,
i «furbetti»
in trappola

Il boschetto raso al suolo illegalmente a Odolo
Il boschetto raso al suolo illegalmente a Odolo

Il bosco era lì, già sfruttato da anni. L’unico problema era trovare una via d’accesso più semplice rispetto al trascinamento a valle dei tronchi o alla realizzazione di una teleferica con cavi d’acciaio per la movimentazione del legname. L’ultima alternativa consentita dalla legge sarebbe stata quella di chiedere l’autorizzazione all’allestimento di una pista da esbosco, un piccolo tracciato temporaneo percorribile anche dai veicoli, ma i titolari di un’impresa forestale di Bione hanno preferito mettere da parte le mezze misure, e senza perdere tempo in inutili permessi si sono costruiti una strada illegale sulla collina bionese.

 

QUALCUNO però, i carabinieri forestali della stazione di Vobarno, si è accorto di quel tracciato fuorilegge lungo oltre un chilometro, e degli «effetti collaterali» rappresentati dallo sbancamento di 1.418 metri cubi di terreno e dalla distruzione di oltre 5.000 metri quadrati di copertura vegetale. Così sono arrivate la denuncia dell’impresa e una sanzione amministrativa di oltre 85 mila euro. Questo è il più clamoroso degli illeciti ambientali a sfondo «boschivo» (e non solo) scoperti e denunciati negli ultimi tempi dai militari vobarnesi. Il secondo gradino del podio è stato occupato dai responsabili di un’azienda di Odolo che opera nel campo della lavorazione dei metalli. In possesso dell’autorizzazione all’ampliamento del capannone, gli odolesi si sono fatti «prendere la mano» e hanno sbancato 2.654 metri quadri di area boschiva in più che non rientravano nei permessi edilizi. Non è finita bene, perché anche se il bosco in questione era cresciuto attorno ai vecchi tralicci di una sottostazione elettrica dismessa, per la legislazione regionale lombarda quella colonizzazione spontanea doveva essere protetta in quanto presente da almeno 15 anni. Così agli odolesi, che hanno incassato per questo un verbale da oltre 42 mila euro, è stata contestata anche la violazione del vincolo paesaggistico: quella che avviene radendo al suolo fuori dalle regole un pezzo di foresta. Ricordando che tutti i reati contestati sono avvenuti su un territorio, quello della bassa Valsabbia, quasi interamente sottoposto a vincoli irogeologici o paesaggistici, i carabinieri forestali riassumono poi il terzo intervento della serie. Stavolta lo sfondo lo ha offerto Agnosine, dove i gestori di un’acciaieria hanno chiesto e ottenuto di ampliare il piazzale aziendale rimodellando un versante. Peccato che si siano allargati un po’ troppo, collocando sul pendio da modificare rocce e terra acquistate in cava per 4.684 metri cubi in più rispetto al previsto (l’equivalente di 200 camion) e incassando per questo una sanzione di quasi 28 mila euro.

P.BAL.
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