Vallio, trappole sul sentiero ma le «prede» erano i ciclisti

La banda chiodata  ritrovata dai bikers lungo un sentiero del territorio di Vallio Terme
La banda chiodata ritrovata dai bikers lungo un sentiero del territorio di Vallio Terme

Si parla molto, e giustamente, della necessità di promuovere il turismo a basso impatto. Poi, nel concreto, si scopre che non sempre gli appassionati delle biciclette fuoristrada hanno vita facile. E che a volte anche questi ultimi non hanno un atteggiamento rispettoso dell’ambiente e del vivere civile. I risultati della prima forma di intolleranza però possono avere contorni agghiaccianti. Come definire altrimenti le «trappole» per mountain bike potenzialmente molto pericolose che qualcuno ha pensato di piazzare sui sentieri di Vallio Terme? Nello scorso fine settimana pasquale, alcuni bikers hanno trovato alcune spranghe metalliche chiodate lungo un percorso che prende il via poco prima dell’azienda agricola Caprini, tra le Coste di Sant’Eusebio e Odolo. Le bande sfascia pneumatici (e non solo) erano state ben nascoste sotto le foglie, perché potessero forare più agevolmente i copertoni delle biciclette. «Hanno fatto un lavoro a regola d’arte che abbiamo segnalato alle autorità - racconta Romano Artioli, biker da 25 anni, blogger e scrittore di libri per mountain bike -. Si tratta di un tentativo di fare del male. Se dovesse succedere qualcosa di grave potrebbero esserci serie conseguenze per chi ha pensato a queste trappole. È una follia mettere in pericolo la vita di ciclisti e persone che percorrono i sentieri ufficialmente mappati e identificati dal Cai e che non sconfinano in proprietà private. Chiunque potrebbe inciampare su quei chiodi e ferirsi. Quanto accaduto è solo l’ultima di una serie di brutte soprese che in più occasioni abbiamo condiviso sulla pagina Facebook Mtb All Mountain Bs». Secondo gli appassionati, i problemi sono iniziati sul monte Orfano e sul monte Alto, nelle zone di Capriolo e di Rovato, «in quei casi abbiamo trovato bottiglie di vetro rotte e assi di legno ricoperte di chiodi - continua Artioli -. Mentre sui percorsi in Valsabbia e in Valtrompia, tra Odolo, Gavardo e Vallio Terme sono state trovate queste spranghe con i chiodi saldati sulla parte superficiale e altri per ancorarsi nel terreno». La segnalazione, come dicevamo, arriva da un percorso sul versante est tra Vallio e le Coste, ma gli appassionati delle ruote grasse invitano a tenere sempre gli occhi aperti. Qualche sospetto? «Potrebbero essere dei bracconieri che in quella zona sistemano trappole pure per uccelli, non sono per noi - risponde Artioli -. Non è una ragazzata. Secondo me chi pensa a una cosa del genere deve essere ben organizzato. Non possiamo escludere che vogliano tenerci lontano per nascondere qualche attività illecita. Qualcuno deve intervenire perché c’è il rischio che ci si faccia male sul serio. Le amministrazioni comunali devono fare chiarezza e capire cosa sta succedendo». Come già scritto in diverse occasioni, le restrizioni legate alla pandemia hanno fatto aumentare il «traffico» sui sentieri; senza contare la moda delle e-bike che limitano la fatica e agevolano chi vuole battere percorsi che prima non avrebbe nemmeno preso in considerazione. I primi episodi sono stati segnalati proprio da Artioli ai Comuni di Vallio Terme e Gavardo settimane fa, ma per ora non ci sono stati riscontri. A minare la sicurezza dei biker non ci sono solo chiodi arrugginiti: la cronaca nazionale racconta di fili di ferro installati ad altezza d’umo, ostacoli pericolosissimi per gli appassionati di moto e mountain bike, ma anche ovviamente per gli escursionisti a piedi. •.

Marco Benasseni