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12.09.2020

Veleni sepolti, la palestra diventa più cara

Il cantiere della nuova palestra di Odolo è stato fermato dalle scorie industriali
Il cantiere della nuova palestra di Odolo è stato fermato dalle scorie industriali

Una volta scavando qua e là nel Bel Paese riemergevano solo resti archeologici. Poi c’è stato il boom industriale, e adesso quando si scava emergono cose molto meno interessanti. Come è successo a Odolo, dove la pandemia aveva fermato la realizzazione della «Cittadella dello sport», e dove la ripartenza del cantiere è stata amarissima. Perché al costo di due milioni dell’opera bisognerà sommare altri 215mila euro per smaltire quanto trovato sottoterra, all’ombra di uno dei piloni che reggono lo scheletro della palestra stessa: scorie di acciaieria seppellite ignorando ogni regola. «Durante gli scavi effettuati per la palestra - spiega il sindaco Fausto Cassetti - è stato purtroppo ritrovato materiale inquinante». Materiale che, a detta di molti, si può ritrovare sotto buona parte dei terreni e delle case di Odolo, frutto dei continui «seppellimenti» del passato, fatti in parte illegalmente e in parte alla luce del sole, perché in anni lontani non esistevano norme a tutela dell’ambiente e della salute, e a nessuno importava delle conseguenze di una gestione selvaggia di materiali anche molto pericolosi. RITROVATO il materiale interrato ai tecnici non è rimasto da fare che redigere una perizia di variante da coprire con altri 215mila euro necessari a smaltire le scorie d’acciaieria dissepolte. «Per farlo - continua il sindaco - siemo ricorsi all’utilizzo di parte del contributo del Gse». Quindi ora la palestra costerà 215mila euro in più per merito della diffusissima consuetudine, non solo purtroppo degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, di usare il territorio come una pattumiera. Recentemente, lo ricordiamo, da queste parti i carabinieri forestale hanno effettuato il sequestro di alcune gigantesche discariche siderurgiche fonte tra le altre cose del pesantissimo inquinamento di un corso d’acqua. Perché a causa del dilavamento le scorie finiscono non solo nelle falde acquifere, ma anche direttamente nella rete idrica superficiale. Una nuova complicazione sul percorso già difficile della palestra, che sarà una risorsa per l’intera Conca d’Oro. «Nel 2015 lo Stato promise con un decreto 900mila euro di finanziamento in 3 anni. Poi però il Governo cadde e tutto sparì - aggiunge Cassetti -. Intanto però il Comune aveva speso 50mila euro per il progetto. A quel punto lo Stato ci permise di uscire dal patto di stabilità per realizzare la palestra scolastica, per un milione di euro con mutuo a zero interessi. Anche la Regione finanziò l’opera con 500mila euro, e la Comunità montana assegnò un premio Gse da 480mila». Ad agosto del 2019 era stata demolita la vecchia palestra nata 45 anni fa in vetro e lamiera, e dopo la bonifica, finalmente, il sogno contrastato potrà realizzarsi. •

Massimo Pasinetti
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