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22.05.2020

Cascina Capponi, un regalo per la rinascita

Le cisterne per l’acqua regalate dal «Gam» di Sarezzo La cascina Capponi aspetta ancora un recupero
Le cisterne per l’acqua regalate dal «Gam» di Sarezzo La cascina Capponi aspetta ancora un recupero

Si chiama «Gam», ed è un’associazione di Sarezzo che si occupa della custodia del conosciuto e amato santuario di Sant’Emiliano. Una realtà che evidentemente non si interessa solo di luoghi di culto, perché ha appena donato al gruppo di Protezione civile e antincendio di Villa Carcina due cisterne per l’acqua che potrebbero servire al progetto di valorizzazione della cascina Capponi; a Villa Carcina, appunto. Grazie all’interessamento di Nicola Corini, un giovane saretino che lo scorso anno aveva lanciato anche una raccolta fondi privata con l’obiettivo di salvare e restaurate il rudere poco distante dalla chiesetta di San Rocco, l’associazione del paese confinante aveva preso tempo fa contatti con l’assessore Stefano Colosio e con il presidente della Protezione civile, Claudio Belleri, ed entrambi avevano accolto con piacere la notizia della donazione. Nei giorni scorsi le cisterne per la raccolta dell’acqua sono state trasportate nel magazzino comunale di Villa Carcina in attesa di capire come poterle utilizzare. «L’intenzione è quella di installarle nell’area della cascina Capponi - spiega Belleri - ma in questo momento i nostri volontari sono presi da altri tipi di emergenze, quindi i lavori di collocazione dovranno attendere. Non possiamo escludere che ci possano essere altri utilizzi per quei due contenitori, ma per il momento l’idea di valorizzare l’utilizzo da parte dei cittadini degli spazi esterni della cascina, che in questo momento è priva di fonti idriche, è tra le più papabili». La ristrutturazione del rudere agricolo di Villa Carcina è una questione sul tavolo da anni, ma di difficile soluzione. Ancora di più oggi, con le amministrazioni locali occupate come si sa ad affrontare i problemi collaterali alla pandemia. LO SCORSO autunno, dicevamo, Nicola Corini aveva proposto una raccolta fondi attraverso Facebook, raccogliendo qualche migliaio di euro che chiaramente non bastano per far partire il piano di recupero. L’edificio rurale, che è di proprietà comunale, è stato abitato fino agli anni Ottanta del secolo scorso. Poi, dopo l’abbandono da parte degli affittuari l’area circostante e lo stabile erano stati abbandonati; per questo nel 2001 l’amministrazione comunale decise di stipulare una convenzione per la pulizia stringendo l’accordo proprio con l’associazione Agroforestale a cui sono state donate le cisterne. «Mi aveva contattato Luciano Pintossi, presidente del Gam, e l’ho messo in contattato con Colosio e Belleri per portare i due contenitori alla cascina, alle prese con l’assenza di una fonte d’acqua esattamente come a Sant’Emiliano - spiega Corini -. Quello del Gam è stato un primo gesto per la valorizzazione dell’edificio abbandonato, ma i volontari che si occupano del santuario potrebbero darci una mano anche con la condivisione delle esperienze». Cisterne a parte, la ristrutturazione pare ancora molto lontana, visto che Colosio ha più volte ribadito che al momento non ci sono fondi per questo: «Abbiamo interpellato più enti ma non siamo mai riusciti a individuare fonti di finanziamento - ha dichiarato l’assessore -. Speriamo di portare presto a casa i soldi che servono per recuperare la cascina. L’uso previsto sarà senza dubbio sociale». •

Marco Benasseni
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