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24.11.2020

Maniva a prova di code e di assembramenti

Anche per il Maniva si annuncia una stagione invernale complessa
Anche per il Maniva si annuncia una stagione invernale complessa

Negli anni scorsi, sfruttando una posizione effettivamente strategica e il buon innevamento, da queste parti hanno fatto scintille all’insegna dello slogan «lo sci dietro casa». Parliamo del Maniva, che sarebbe stato pronto ad aprire all’insegna della massima sicurezza. Invece il Governo ha ribadito che i comprensori sciistici al tempo della pandemia resteranno congelati. In alta Valtrompia è a rischio un indotto che solo la domenica dà lavoro a circa 200 persone se si considerano biglietterie, impianti di risalita, parcheggi, ristoranti, noleggio attrezzature e maestri di sci. «L’emergenza sanitaria esiste, ma sappiamo che è meno pesante della prima ondata. La situazione è diversa - dichiara Stefano Lucchini della Maniva ski -. Come tutti i gestori degli impianti a fune abbiamo previsto un rigido protocollo per assicurare il distanziamento. Per sua natura lo sport invernale ha già le sue protezioni, e non sarebbe un problema indossare la mascherina. Inoltre, gli impianti sono compatibili con la richiesta di sicurezza prevista dalle linee guida e dal buon senso». MA IL TIMORE del Governo non è legato solo gli impianti di risalita, che qui sono tutti aperti, ma all’intero sistema: biglietterie, rifugi e ristoranti in primis. «Abbiamo già previsto di aprire più punti vendita per evitare code, da tre diventeranno sei, più una biglietteria a Sarezzo per acquistare lo skipass durante la settimana - replica Lucchini -. Nei ristoranti ci saranno gli ingressi contingentati, come sulle piste se dovesse servire». Insomma: per i gestori di questo comprensorio c’è poca coerenza da parte del Governo, che rischia di incentivare la crisi occupazionale invece di far rispettare le regole previste dal protocollo. SOLTANTO la Maniva sky, la Fratelli Lucchini srl, lo Chalet, l’hotel Bonardi e il punto apres ski Igloo la domenica occupano 70 persone. Poi ci sono gli altri ristoranti che comunque gravitano attorno al turismo invernale che contano tra i sei e i dieci addetti ciascuno, e una quarantina di maestri che lavorano esclusivamente durante l’inverno. La famiglia Lucchini ne fa poi naturalmente anche una questione di tempi. Perché l’apertura di un comprensorio prevede una serie di attività che non si possono organizzare all’ultimo minuto. 4Al Maniva sono già stati fatti tutti i collaudi degli impianti e dei gatti della neve; e per due notti è stata sparata la neve artificiale. Un «giochetto» che è già costato ai gestori circa 380 mila euro e ancora non si sa nulla di preciso, a pochi giorni dalla possibile apertura ufficiale della stagione. Per gli imprenditori che si sono assunti l’onere di ingenti investimenti per garantire la sicurezza si sta materializzando la beffa. •

Marco Benasseni
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