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21.11.2020

Preistoria, Pezzaze ha fatto «suo» un tesoro

Il gruppo che ha raggiunto la pietra incisa per georeferenziarla prima del lockdownUn particolare del graffito d’alta quota ormai valtrumplino
Il gruppo che ha raggiunto la pietra incisa per georeferenziarla prima del lockdownUn particolare del graffito d’alta quota ormai valtrumplino

Ci sono voluti due anni per risolvere un caso archeologico e geografico insieme. Ma oggi è certo che un graffito rupestre dato per camuno è in realtà valtrumplino; nel senso che si trova sul territorio di Pezzaze. Il masso che lo ospita era stato trovato da Massimo Piotti durante una passeggiata in quota, ma «siamo venuti a conoscenza del ritrovamento solo il mese scorso - racconta Moira Jennifer Bontacchio, presidente dell’associazione ScopriValtrompia - e subito ci siamo attivati contattando le guardie ecologiche volontarie della Comunità montana per conoscere la posizione e recarci sul posto prima del lockdown». IL 2 NOVEMBRE le Gev Giampietro Corti e Giampietro Belleri, accompagnate da Bontacchio e da Piotti, hanno raggiunto la zona per prendere nuovamente le coordinate Gps: la pietra era già stata geolocalizzata, ma mai ufficialmente. Ora il graffito è stato dichiarato patrimonio valtrumplino, chiudendo la storia iniziata nel 2018 con la passeggiata di Piotti. «Era passata la Pasqua da una settimana, e avevo deciso di raggiungere Montecampione con i miei inseparabili setter inglesi per una camminata in montagna - ricorda Piotti -. Avevo deciso di fare un percorso diverso dal solito e guardandomi attorno ho visto una pietra strana a 1.839 metri di quota». Il giovane scorge sulla superficie della roccia qualcosa che attira la sua attenzione. Vede sul dorso le strisce bianche e rosse del Cai, ma sulla parte rivolta a Pezzaze ci sono dei segni che ricordano i pitoti della Valcamonica. «Ho quindi contattato l’archeologo Ausilio Priuli e l’ho portato sul posto - racconta lo scopritore -. È rimasto senza parole per almeno un quarto d’ora» continua sorridendo. L’archeologo descrive l’opera come una bellissima figura antropomorfa schematica, che si vede abbastanza distintamente: braccia alzate, una grande testa fra le braccia, un corpo lineare, le gambe e il sesso: è una figura maschile, forse un orante che prega la Madre Terra. Un’incisione che potrebbe risalire a un periodo che va dal Neolitico all’età del Bronzo. TUTTO QUESTO, però, non sarebbe stato ricondotto al Comune dell’alta valle se non fossero entrati in gioco quelli di ScopriValtrompia e del Museo archeologico Orma di Pezzaze. «La scoperta è davvero eccezionale e a Massimo vanno il nostro plauso e un sentito grazie - conclude Bontacchio -. Il ritrovamento risale all’aprile del 2018 e lui non poteva ancora sapere dell’esistenza del Museo Orma, inaugurato un mese dopo. Fortunatamente la notizia è arrivata all’orecchio dell’archeologa conservatrice, Alessandra Massari, e del vicepresidente del nostro gruppo, Fiordeo Sedaboni». •

Marco Benasseni
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