INTERVISTA

Luca Borsetti

di Gian Paolo Laffranchi
gianpaolo.laffranchi@bresciaoggi.it
Luca Borsetti: classe 1984, promoter e manager, direttore artistico e organizzatore di eventi FOTO ROBERTO CAVALLI
Luca Borsetti: classe 1984, promoter e manager, direttore artistico e organizzatore di eventi FOTO ROBERTO CAVALLI
Luca Borsetti: classe 1984, promoter e manager, direttore artistico e organizzatore di eventi FOTO ROBERTO CAVALLI
Luca Borsetti: classe 1984, promoter e manager, direttore artistico e organizzatore di eventi FOTO ROBERTO CAVALLI

Brescia e Bergamo capitali della cultura. Il connubio, ormai istituzionale, è la quotidianità, da una vita, di Luca Borsetti. Le origini a Foresto Sparso, gli studi a Trescore Balneario, l’attività di promoter che l’ha portato ad organizzare eventi a Paratico, a Sulzano, nelle due città. Un crescendo costante d’impegni e di riscontri su due fronti, la Latteria Molloy a Brescia, Piazzale Alpini a Bergamo. Qui ha registrato quest’estate un successo mostruoso: oltre centomila presenze, segno tangibile di una ripartenza post-Covid ormai compiuta. «Luca non si è mai arreso nel periodo più difficile», ha sottolineato su queste colonne poche settimane fa Alberto Belgesto, condirettore artistico della Latteria, ricordando ciò che è stato nel 2020 e nel 2021, quando le misure adottate per l’emergenza sanitaria stavano avendo effetti collaterali disastrosi sul nostro settore (con posti a sedere limitati e il divieto di somministrare cibo e bevande era impossibile arrivare al pareggio costi-ricavi). Emblematica, in periodo di piena pandemia, la scelta di organizzare comunque eventi in streaming: la resistenza di KeepOn Live, «L’ultimo concerto» con cui in una giornata del febbraio 2021 oltre 130 live club si unirono in una campagna nazionale di sensibilizzazione, un grido di dolore nel momento più cupo. Ricordi che paiono lontani adesso che le arene sono nuovamente piene e i vari lockdown sembrano archiviati. Ma c’è voluta forza, una fede incrollabile nella propria missione prima di tutto culturale («quando tutto portava a una resa»), per riportare sul finire dell’anno scorso un cantautore come Alessandro Sipolo ad esibirsi in un contesto ancora pieno di limitazioni. «Mascherina ffp2, super Green Pass, birra solo in cortile e tanta voglia di musica. Ecco il pericolosissimo mondo dei concerti», commentava allora Borsetti. Che quasi un anno dopo raccoglie i frutti di tanta ostinata coerenza. «La felicità è grande, la soddisfazione pure, ma non ci si può fermare di certo», sorride Luca. Che non si ferma da più di vent’anni.

Quando ha iniziato a organizzare concerti?
Avevo quindici anni. Non potevo nemmeno firmare per le autorizzazioni. Per fortuna dimostravo già più degli anni che avevo e sono riuscito fin dall’inizio a trovare il modo di mandare avanti le cose, praticando da subito il gioco di squadra con altri appassionati come me.

Com’è nata la passione?
Sono il quarto figlio nella mia famiglia e un fratello maggiore mi ha iniziato al rock. Ho provato a strimpellare qualche strumento, mi sarebbe piaciuto suonare ma non ero portato. Mi sono dedicato alla musica in un’altra maniera e ho scoperto la magìa di un mestiere che è una vocazione e mi entusiasma ogni giorno.

Se dovesse descriverlo, come si definirebbe: organizzatore, promoter, manager, direttore artistico?
Ai miei nipoti dico che organizzo cose che fanno star bene la gente. Il mio obiettivo principale è fondamentalmente uno solo: portare bellezza dove prima non c’era, attraverso la musica.

Ha cominciato a Foresto Sparso, dove non c’era nulla di tutto questo, e con il Summer Fest ha portato in paese migliaia di persone con nomi in cartellone quali Tre Allegri Ragazzi Morti e Lo Stato Sociale, Levante e Tonino Carotone. Il primo assaggio bresciano invece furono nel 2014 i mesi invernali di programmazione alla Latteria Molloy. Cinque anni fa il suo ingresso in pianta stabile nella società.
Venendo in contatto con Alberto Belgesto e Blodio Fappani ho scoperto una realtà ideale per portare proposte indipendenti su un palco importante, in un contesto recettivo. Insieme abbiamo creato una programmazione coerente, fra live di matrice prevalentemente indie e format che hanno raccolto i consensi di un pubblico decisamente vario.

Più inconsueto il lancio del Belleville Rendezvous a Paratico: un ex magazzino delle ferrovie recuperato e trasformato in un luogo di cultura realmente partecipato.
Stando bene attenti, chiaramente, a rispettare il valore artistico di una struttura preziosa per il paese. Non c’era mai stato niente del genere lì, in riva al lago. Una sfida affascinante iniziata la sera del 21 marzo 2015. Al concerto del Pan del Diavolo partecipò come ospite a sorpresa Davide Toffolo. I ricordi sono tanti, dal funk del tastierista di Amy Winehouse Xantoné Blacq a Le Luci della Centrale Elettrica. Una volta Paolo Benvegnù staccò i cavi dalla sua chitarra e si mise a suonare senza amplificazione in mezzo alla gente. Si sentiva a casa. Quella era l’atmosfera. 

Dal Belleville ad Albori Music Festival, prima a Paratico poi a Sulzano: tanto pubblico, tante serate. Ce n'è una che le è rimasta impressa fra tutte?
Sicuramente la Notte della Tempesta Dischi, 5 anni fa. Dal palco, in chiusura, arrivò l'invito a finire la serata al Belleville. Tornando al locale vidi una scena che non dimenticherò: una marea di persone sparse fra prato e lago, che ridevano e suonavano. Le chitarre, i canti, una quantità di gente gioiosa. Impensabile. Pareva una cartolina del primo Woodstock.

Impensabile anche la nascita di una band come i Dunk.
Eravamo in Latteria, con Andrea Ponzoni che è stato uno degli incontri fortunati della mia vita, una persona illuminata che mi ha accompagnato poi nell'avventura di Doc Servizi, la piattaforma di professionisti dello spettacolo in cui sono entrato affiancandolo. Sul palco di Casa Molloy c'erano Luca Ferrari e i fratelli Giuradei. L'idea di metterli in contatto con Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi fu naturale e con l'aggiunta di Riccardo Tesio dei Marlene Kuntz si è completato un supergruppo che in Italia non si era mai visto. Girare il Paese con loro, arrivare a Roma e diffondere una proposta così autentica e ispirata, è l'esperienza più eccitante che mi sia capitata da quando faccio questo lavoro.

Da Brescia a Bergamo: fra Spazio Polaresco e Piazzale Alpini nell'arco di un paio di estati ha fatto la rivoluzione.
Il primo passo è stato il gemellaggio fra Latteria Molloy e Doc Servizi, che gestiva Spazio Polaresco. L'ipotesi di una collaborazione risaliva a prima del Covid, quando stavamo per esportare i nostri format danzanti nei club di tutta Italia e poi la pandemia ha bloccato tutto. Subito dopo il primo lockdown abbiamo lanciato insieme le Domeniche d'Essai, prima rassegna musicale in rete tra locali di Bergamo e Brescia. Abbiamo lavorato tutta l'estate per avere quelle risorse necessarie ad adeguarci alle norme di sicurezza, rilanciando quindi la nostra attività dal vivo nei mesi di ottobre e novembre. Arrivato il secondo lockdown, è stato il momento delle scelte: stare fermi fino a chissà quando, oppure provare a creare qualcosa di nuovo?

C'è voluto coraggio.
Ma non c'è alternativa, quando si sente dentro la spinta a creare qualcosa che aggreghi, una forma di bellezza condivisa. Cultura e socialità valgono sempre la pena. Con i concerti online di «Plugged @ Polamolloy» abbiamo voluto creare un filo conduttore con l'utenza nel momento più difficile, quando era impossibile godersi uno spettacolo dal vivo. Brescia e Bergamo sono state inizialmente le città più colpite dalla pandemia e in un'ottica di rilancio si sono candidate a capitali della cultura del 2023. Anche per questo abbiamo deciso di unirci, con contenuti artistici affini sulle due piazze, cogliendo la palla al balzo per accompagnare le città in un percorso di crescita. Decisivo il ruolo del sindaco di Bergamo Gori, che apprezzando il modo in cui avevamo lavorato al Polaresco ci ha supportato quando abbiamo vinto il bando per Piazzale Alpini.

Una zona vicina alla stazione pericolosa e sostanzialmente off limits, mai teatro di grandi eventi, rivitalizzata e trasformata nel cuore pulsante dell'estate in città.
È la soddisfazione più grande: con il cartellone di NXT Station abbiamo chiuso 5 mesi di spettacoli con Gli Psicologi e Vasco Brondi, totalizzando una cifra superiore alle centomila presenze. Un successo imprevedibile che è anche uno stimolo a proseguire su questa strada.

Il prossimo step?
Continuare a seminare in questa direzione, creando occasioni d'intrattenimento e cultura a Brescia come a Bergamo. L'unione fra queste due città fa la forza e potrà farla anche oltre l'anno a braccetto da capitali della cultura. È una convinzione che ho maturato da tempo. La strada è questa e le idee per proporre cose nuove non mancano. Avanti tutta, allargando i confini.