L'ARTISTA

Noa l'8 agosto a Iseo: l'intervista

«Con la magìa della musica possiamo cambiare il mondo»

L'arte (non solo ma anche) come impegno nella continuità. La forza di chi non si perde d'animo nemmeno nelle tappe più in salita. La serenità di chi ha un talento da solista eppure ama (e pratica) il gioco di squadra. Noa in campo con Brescia e Bergamo. Desiderosa di aiutare una terra martoriata dal Covid, entusiasta all'idea di poter dimostrare la sua vicinanza in tanti modi. Dopo aver organizzato un concerto on line dall'Israele per la raccolta fondi a sostegno dell'Ospedale di Bergamo, ha deciso di realizzare un video (sempre dall'Israele) sulle note della canzone «Smile» dal capolavoro «Tempi Moderni» di Charlie Chaplin, in simultanea con gli allievi del conservatorio Luca Marenzio di Brescia diretti da Massimo Guerini, per raccogliere fondi a sostegno dell'Ospedale Civile che nel marzo-aprile 2020 era in piena emergenza senza dispositivi per la sicurezza, bombole di ossigeno, medici, infermieri.Al fianco di SoStieni Brescia, il progetto di solidarietà alle famiglie in difficoltà per la pandemia varato da Ambra Angiolini con il Comune cittadino, Noa «ha da sempre dimostrato grande attaccamento e affetto verso le città di Brescia e Bergamo - sottolinea Gianluca Serioli, anima di EventiMacramè -. Per questo siamo arrivati ad una conclusione: se è giunto il momento di pensare alla ripartenza, di ritrovare serenità ed entusiasmo, questa è anche l'ora di non perdere di vista l'importanza di due valori, la gratitudine e la riconoscenza. Per questo stiamo cercando di regalare a Noa una serata speciale». Sarà l'8 agosto, a Iseo, al campo sportivo dell'oratorio (inizio alle 21: prevendite www.eventimacrame.it, www.vivaticket.com, info@eventimacrame.it). Sono invitati a partecipare il sindaco di Brescia Emilio Del Bono, Massimo Guerini e alcuni allievi del Conservatorio Marenzio protagonisti del video. Sarà l'occasione in cui i protagonisti potranno vedersi dal vivo e, come dice Noa nel video, riabbracciarsi. Per l'occasione verrà interrata una pianta d'ulivo dai ragazzi dell'Oratorio di Iseo con il nome di «Noa e Gil Dor» (in onore del suo storico chitarrista).

Felice di tornare a Iseo?
Certo! Ho ricordi meravigliosi dell'ultimo concerto, cantando sotto la pioggia... Il posto è magnifico, la gente deliziosa: sono emozionata all'idea di ritrovarla. Ed è sempre bello stare in Italia. Il mio rapporto con questo Paese è uno dei grandi doni della mia vita.

«La vita è bella» l'ha vista contribuire alla riuscita del film da Oscar di Roberto Benigni con la sua interpretazione di «Beautiful That Way», tema principale della colonna sonora scritta da Nicola Piovani. Cos'ha significato quel film per lei?
Io devo essere grata all'Italia intera perché da tanto tempo è la mia seconda casa. Perché mi ha dato opportunità infinite di esprimermi, crescere, lasciare un segno come artista. Ho potuto usare la musica per un cambiamento virtuoso, per costruire ponti e rompere muri. Ho intrecciato amicizie, collezionato centinaia di concerti dai posti più piccoli ai palchi più grandi, e posso dire che c'è ancora una storia d'amore in atto fra me e l'Italia... Il titolo che ho ricevuto dal presidente Mattarella, commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica, è uno dei riconoscimenti di cui vado più fiera in oltre trent'anni di carriera.

Dal 1991 ad oggi, c'è stato un momento di svolta?
Difficile dirlo. Non ho mai avuto un successo mondiale, non sono stata una meteora. Mai riempito stadi, fortunatamente direi! Il mio percorso insieme a Gil Dor, con cui collaboro da trent'anni, è stato un autentico viaggio, un sentiero da seguire, mai sola, sempre circondata da amici. Dopodiché, quattro eventi cruciali ci sono stati e si sono verificati in Italia. Pat Metheny decide di produrre il nostro primo album internazionale; io canto per Papa Giovanni Paolo II in Vaticano; Nicola Piovani mi sceglie per scrivere e cantare il tema de «La vita è bella» con cui vinciamo l'Oscar; la nostra performance al raduno di pace dove Yitzhak Rabin è stato assassinato. Lì è iniziato il mio percorso politico da attivista.

Da ragazza voleva diventare musicista?
Non necessariamente. Volevo studiare ad Harvard e ricevere un dottorato di ricerca in letteratura inglese o matematica o storia, o in tutte e tre!

Ma com'è nato allora l'amore per la musica?
Mi piace dire che non l'ho scelta io, ma è lei che ha scelto me. La musica mi è entrata sotto pelle: passione, energia, mi ha dato dei superpoteri, come nella fantascienza... E da quando è successo io sono devota al Dio della musica. La musica è magica: può aprire i cuori, toccare le menti, nobilitare e rinforzare. Ha un grande, salvifico potere. Leonard Bernstein l'ha detto nel migliore dei modi: la musica non può cambiare il mondo ma può cambiare le persone, e le persone possono cambiare il mondo. Non dobbiamo mai dimenticarlo.

Da qui il suo impegno sociale e politico, che l'ha fatto tanto avvicinare anche alle difficoltà della gente bresciana?
Non si può separare l'arte da una visione della vita. Tutto è connesso. Tutto quello che faccio nasce da un profondo senso di rispetto per le persone. Credo nell'impegno, nella solidarietà, nella curiosità, nell'umanità e nella sensibilità, nell'umiltà che diventa anche una ricerca di un'eccellenza e, come dice mia madre... nel coraggio! «Da quando sei nata non hai in dotazione la paura», mi dice sempre: «Come è successo?». Io ho sempre voglia di fare, senza timori.

Ha girato tanto con la sua arte, cantando in ogni angolo del mondo: il pubblico è uguale ovunque?
Sotto sotto, direi di sì. Il pubblico è sempre emotivo e vulnerabile, ama ridere, vuole ballare. Secondo me la gente in generale è curiosa, cerca ispirazione, speranza e incoraggiamento, si aspetta rassicurazioni, vuole modelli positivi da seguire e di certo ama la magìa! Soprattutto, vuole amare così come essere amata. Poi ci sono modi diversi a seconda dei posti di esprimere le emozioni, di esternarle, ma questo rende tutto più interessante.

Se potesse rinascere, c'è un artista in cui si vorrebbe reincarnare?
Qualcuno di nuovo.

L'Italia ha vinto l'Eurovision con una band come i Maneskin e l'Europeo con la Nazionale di Mancini: è il gioco di squadra a vincere sempre?
L'Italia ha patito un periodo durissimo per il Coronavirus, forse più di altri paesi; l'universo si riequilibra, lo fa spesso... Sono felice per l'Italia e spero soprattutto che si possa finalmente vincere questa battaglia con il Covid. Buon segno, i concerti che si stanno moltiplicando quest'estate.

Cosa devono aspettarsi i suoi fan l'8 agosto?
Dico solo: «Venite, sarà grandioso!». Nuovo album, «Afterallogy», nuove canzoni e vecchi classici, un pianista fenomenale come Ruslan Sirota... Nuova vita dopo il Covid! Sarà un concerto da non perdere. La conferma di quanto ami questa terra, di quanta voglia abbia di cantare qui ogni volta. Non vedo l'ora.

Gian Paolo Laffranchi