AMBIENTE

«Mai più casi Wte»: le minoranze unite pressano 9 sindaci sui fanghi tossici

L’inchiesta ha scoperchiato un sistema criminale portato avanti per anni anche sul suolo brescianoUna delle proteste dei comitati nelle scorse settimane
L’inchiesta ha scoperchiato un sistema criminale portato avanti per anni anche sul suolo brescianoUna delle proteste dei comitati nelle scorse settimane
Fanghi tossici nel Bresciano: sequestri

Il disastro ecologico provocato dai liquami avvelenati smaltiti nei campi dalla Wte è stato sistemico. Per salvaguardare la salute e l’ambiente è necessaria dunque una risposta unitaria e collettiva. A cui aspirano le forze di minoranza di Calcinato, Calvisano, Carpenedolo, Ghedi, Lonato, Montichiari, Pontevico, Remedello e Asola, che hanno stilato un manifesto comune per «un ambiente più sano e un territorio più consapevole», che si è concretizzato in un pacchetto di proposte «che tutti i Comuni dovrebbero adottare, per evitare che casi come quello della Wte possano ripetersi». È la prima volta che le opposizioni dei Comuni si coordinano. Cinque i princìpi sanciti dal documento: sensibilizzare le aziende agricole del territorio affinché forniscano informazioni utili a una «mappatura» dei terreni su cui sono stati sparsi gessi e fanghi avvelenati dal 2018 a oggi; creare un ufficio dedicato, chiamato a raccogliere, anche in forma anonima, segnalazioni di anomalie nelle pratiche di fertirrigazione; intensificare i controlli sul territorio da parte delle forze dell’ordine. E ancora: in caso di rinvio a giudizio dei responsabili, le amministrazioni comunali dovrebbero costituirsi parte civile, a tutela dei cittadini, della salute pubblica e del territorio comunale, e infine vincolare gli eventuali risarcimenti ottenuti a seguito della condanna dei responsabili a interventi finalizzati al recupero ambientale e alla riqualificazione paesaggistica. Il primo step prevede la presentazione nei rispettivi consigli comunali di una mozione sulle «azioni propositive sulla gestione dei fanghi e gessi contaminati». A Remedello «il documento verrà discusso nella seduta fissata per oggi alle 18.30 - spiega Daniela Edalini, capogruppo della lista Direzione Progresso -. A Calvisano è stata già presentata, ma la data del Consiglio non è ancora stata fissata, mentre a Lonato l’argomento non è stato inserito all’ordine del giorno di oggi». La task force messa in atto dalle minoranze «è un segnale positivo per il nostro territorio - afferma Gianpaolo Turrini di Insieme per Calvisano -: siamo andati oltre i confini geografici, culturali e politici. Ora tocca alle maggioranze: vedremo se faranno responsabilmente la loro parte». Tesi condivisa da Luigi Bignami, in rappresentanza di tutte le minoranze di Montichiari, e da Luna Bosio di Unire Pontevico. Le voci delle minoranze «richiamano tutti alla responsabilità e al rispetto delle regole - aggiunge Vincenza Corsini di Calcinato In-patto 2.0 -. Da quando è scoppiato il “caso“ Wte, Calcinato è nell’occhio del ciclone: ora, grazie a questo documento comune, sappiamo di non essere soli nella nostra battaglia». L’inchiesta ha permesso di ricostruire l'imponente traffico avvenuto tra il gennaio 2018 e l'agosto 2019, con oltre 12 milioni di euro di profitti illeciti ottenuti trasportando e distribuendo 150 mila tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi e altre sostanze inquinanti spacciati per fertilizzati in 173 campi del Nord Italia. Nel Bresciano sono 70 le aziende agricole che hanno sparso le sostanze inquinanti - soltanto tre quelle indagate - in 88 diversi appezzamenti terrieri distribuiti in 31 paesi. Secondo il Testo unico Ambientale, i Comuni dovranno emettere un’ordinanza per obbligare Wte a rimuovere quelli che per la Procura sono rifiuti e non fertilizzanti. Un obbligo che al momento il ministero della Transizione Ecologica ha imposto solo a Quinzano, Calcinato e Calvisano, sedi della Wte.

Cinzia Reboni

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